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CASERTA – E li chiamano residui! Una parola diseducativa, una definizione che, già di per sé, dà l’idea di entità trascurabili, piccole, non decisive nel giudizio complessivo su un Bilancio di un Comune, ma anche di un ente privato. E la solita fregatura all’italiana: si assumono i termini del manuale della contabilità aziendale e poi si accetta che di loro si faccia strage, stravolgimento, quando, non addirittura, strumenti di vera e propria delinquenza finanziaria, di una finanza finta, virtuale, appoggiata da leggi ridicole che consentono a un’Amministrazione comunale di continuare a stare in carica coglionando la gente, dichiarando passivi bugiardi e artificiali. Beninteso, il malcostume non tocca solo l’Amministrazione comunale di Caserta. Noi ci occupiamo di questa perché ci occupiamo di Caserta, ma non credo di essere molto lontano dalla verità quando affermo che il disastro dei conti della città capoluogo non ha eguali in entità urbane del belpaese di speculari dimensioni. Dicevamo dei residui, indicatori di valori accantonati, dei debiti e dei crediti pregressi di un ente territoriale. Pochi spiccioli rispetto agli altri titoli e capitoli di un Bilancio: questo si è portati a pensare, legando la realtà effettiva, concreta al significato letterale di questa parola. Multe, canoni di affitti non riscossi, finanziamenti legati a trasferimenti da altre istituzioni di spesa non ancora incassati materialmente e, nella parte dei residui passivi, i debiti verso i fornitori di beni e di servizi. Diamine, pensi, con una struttura di 700 dipendenti, con molti di questi servizi affidati a imprese esterne, che certo, al pari dei dipendenti, non lavorano gratis, così come dimostrato nella prima puntata della nostra inchiesta a cui puoi accedere CLIKKANDO QUI, i crediti e i debiti del Comune sono tenuti sotto stretto controllo e il sindaco, come il buon padre di famiglia (non mi riferisco a Petteruti, per carità, ma alla figura emblematica descritta nel codice civile) monitora i conti in modo che questi non tracimino mai sopra il livello di guardia. E invece non è così: in una spirale allucinante che rotea su se stessa a velocità supersonica, in un moto impazzito e fuori da ogni controllo, come in un totalizzatore o in un segnapunti di un flipper, i debiti del Comune di Caserta salgono, salgono e salgono ancora e la stupida legislazione che consente oggi di tenere in Bilancio come attivo, crediti che risalgono anche a venti, trenta anni fa e, di fatto, ormai, inesigibili, fa in modo da sublimare la caratteristica tutta meridionale dell’incoscienza degli attori delle pubbliche amministrazioni di fronte allo sfascio delle medesime. E allora, giù con i trucchetti. Per avere un idea chiara di quella che è attualmente la situazione finanziaria, attenzione, quella dichiarata nel rispetto della, come già scritto, stupidissima legislazione vigente, e non reale, del Comune di Caserta, l’ultimo dato di riferimento è il consuntivo 2008, approvato dal Consiglio comunale nel novembre scorso. Un consuntivo, che, nonostante tutti i “trucchetti” e gli infingimenti, avendo violato, comunque, la metà dei parametri di deficitarietà, ha precipitato il Comune nel purgatorio dei cosiddetti “enti strutturalmente deficitari, che, in qualche caso significa stazionare nell’anticamera del dissesto , in altri casi, come nel nostro, significa fare ancora più schifo del dissesto. Ma adesso vi spieghiamo perché questa cifra è una mastodontica baggianata. I residui attivi che il Comune iscrive in bilancio e quindi spera, anzi afferma di essere sicuro di recuperare, nella parte corrente , che è quella essenziale in ogni bilancio, ammontano a 80 milioni e mezzo, cioè a circa 160 miliardi di vecchie lire. Entro nel dettaglio: Titolo I ( Imposte e Tasse) 38,5 milioni di euro - Titolo II ( Trasferimenti statali e regionali ) 7 milioni di euro - Titolo III Entrate extratributarie ( contravvenzioni-fitti ed altro ) 35 milioni di euro Appartengono al titolo 1 Tarsu, cioè tassa rifiuti ed Ici che da soli raggiungono la cifra di oltre 31 milioni di euro, soprattutto Tarsu anche di anni vecchi, ma molto vecchi. A queste voci di entrate “virtualissime”, bisogna aggiungere i soldi che Tributi Italia Ex Ausonia ex San Giorgio, ex, ex ed ex….ancora, non ha dato e mai darà al Comune ( oltre 1 milione di euro). Il titolo II dovrebbe presentare meno problemi di riscossione, anche se pure nel campo della riscossione degli importi dei trasferimenti già assegnati, il Comune di Caserta è riuscito, prima con Falco, poi con Petteruti, a compiere la prodezza difficilissima di far passare diversi anni senza incassare cifre, che oggi, a loro volta, appaiono di i difficile esigibilità. Per parlare del Titolo III occorrerebbe organizzare un workshop con Silvan, Tony Binarelli, David Copperfield, il mago Telma, Ciccio Formaggio e il rappresentante dell’associazione napoletana dei bancarielli delle tre carte. Si tratta di 26 milioni, dunque, 50 miliardi di vecchie lire, di contravvenzioni al codice della strada, anche di anni vecchi, di dieci, quindici e anche 20 anni fa, mai riscosse e forse in molti casi già sgravate e non eliminate dal bilancio. Insomma, considerarle ancora attivo solo perché leggi permissive fatte a suo tempo dalla casta te lo consentono, è uno spettacolo ineguagliabile di disonestà intellettuale e di assenza totale di senso civile e di cittadinanza. Un’altra posta è costituita da 800 mila euro di fitti passivi mai riscossi. Al riguardo, se i canoni che il Comune deve riscuotere dagli enti pubblici che utilizzano locali di proprietà della Città di Caserta, hanno una buona possibilità di essere recuperati, difficilmente quelli di Parco Primavera, Via dietro corte a San Clemente, relativi agli anni passati, entreranno concretamente nelle casse della città. Ricapitolando, il Comune al 31.12.2008, grazie alla favola degli 80 milioni di euro di presunte entrate era sotto solo ( si fa per dire ) di 15 milioni e mezzo di euro, 30 miliardi di vecchie lire, a cui vanno aggiunti 6 milioni di euro di debiti fuori bilancio, in tutto 21 milioni, dunque 40 miliardi di vecchie lire. Dei 26 milioni di contravvenzioni non incassate, si è riscosso ben poco , cosi dei fitti passivi ( quasi niente) e delle altre presunte entrate. Una strutturalità evidente nel non incasso, una cronicità certificata nelle menti illuminate e oneste, che è un segnale inequivocabile del fatto che quest’anno nulla, ma proprio nulla potrà succedere affinché la capacità di riscossione dei residui attivi da parte del Comune di Caserta possa incrementarsi. Ordunque, se ai 64 milioni di euro, più di 120 miliardi di residui attivi sopravvissuti, oramai, dopo molti anni non si riesce ad incassare niente, va aggiunto il disavanzo certificato al 31.12.2008, che è, come detto di di 15 milioni e mezzo più 6 di debiti fuori Bilancio e fanno 21 milioni, come scritto prima. Attenzione, questo è un quadro comunque parziale, dato che non ci siamo ancora applicati in questa inchiesta che si preannuncia lunga e ricca di molte sorprese, su molti altri debiti “infrattati”, ma giusto per fare un esempio, mi limito solo a citare l’ultimo caso, quello freschissimo di Equitalia, che deve riscuotere 300 mila euro di antichissimi contributi non versati all’Inps e non iscritti in bilancio. Insomma, con sicura approssimazione per difetto, 80, 85 milioni di euro di debiti reali, a seconda se ci inseriamo o meno quelli fuori Bilancio. Poveri noi! Occorrerebbe una rivoluzione, ma potrebbe bastare anche una semplice evoluzione della cultura civile e degli spiriti. Gianluigi Guarino
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